Cala
la notte
Scura. Buia. Morte del giorno.
Il sole si tuffa oltre l’orizzonte
Infinito
Boccioli di rosa, si schiudono le stelle,
Lucore si spande
neve.                  neve.
neve.
neve.
Freddo, le ossa ghiacciate, il cuore spaccato
Respiro si spezza, non s’ode romore
Frigida neve, nell’idillio immagine non lasci, mero colore
Bianco.

-Alessandro Bernhard

superluna roma

La notte tra il 14 e il 15 novembre, abbiamo potuto assistere a questo fantastico fenomeno naturale. Tutti con gli occhi rivolti verso il cielo e pronti a immortalare questo spettacolo, causa di stupore, meraviglia, ma anche curiosità. Ed ecco che ci sorgono molte domande, ad esempio: com’è possibile tutto ciò? quando potremo assistere di nuovo alla superluna? esistono leggende e curiosità legate a questo fatto?
Ecco a voi la risposta a queste domande!

Partiamo dal principio: quando si verifica e che cos’è precisamente il fenomeno della superluna?

Una superluna è la coincidenza di una Luna piena con la minore distanza tra Terra e Luna. L’effetto è un aumento delle dimensioni e della luminosità della Luna viste dalla Terra. Il termine “superluna” non è un termine strettamente astronomico, in quanto la definizione scientifica per il momento del massimo avvicinamento della Luna alla Terra è perigeo lunare.

Non è un evento raro, poiché accade in media una volta l’anno, ma era dal gennaio del 1948 che non si raggiungeva una tale grandezza e luminosità.
Dai dati forniti dalla NASA possiamo scoprire che il nostro satellite è stato del 14% più grande e del 30% più luminoso rispetto al solito, anche se altre fonti smentiscono quest’ultimo dato dicendo che era del 20%.

E quando tornerà la Super Moon?

Beh, la Super Moon, come detto in precedenza, si verifica mediamente una volta all’anno, quindi chi non è riuscito a vedere quella di novembre potrà assistere a quella nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2016, ma ovviamente non sarà una delle più grandi e luminose.
Per averne una come quella del 14 novembre dovremo aspettare il 25 novembre 2034. Iniziamo quindi un countdown lungo 18 anni…

E poi ovviamente, arrivano anche le leggende e le curiosità legate a questo fatto, quindi perché non raccontarvene qualcuna?

Negli anni i popoli di diverse culture hanno provato a trovare una spiegazione alla SuperLuna si sono sbizzarriti trovando influenze su animali e uomini.
Ad esempio i lupi che ululano alla Luna per ringraziarla, come racconta una leggenda indiana di una mamma lupo che aveva smarrito il piccolo e che chiese più luce per ritrovarlo.

Da molti invece è ritenuto credibile, ma resta una leggenda, che il nostro satellite, nel momento di massimo avvicinamento alla Terra, quando la sua influenza su essa è maggiore, farebbe aumentare la violenza e l’aggressività.
La Superluna, bella e inquietante per l’uomo, secondo alcune credenze sarebbe alla base di casi di vampirismo, alcolismo, suicidi, e violenze varie.

Inoltre si ritiene che il fenomeno della Super Luna provochi devastanti sismi. E’ il caso della ‘marea solida’, cioè il quasi impercettibile alzarsi anche della crosta terrestre sotto l’influenza della Luna, ma tutto ciò non è in grado di scatenare terremoti.

Il nome ‘Super Moon’ (ovvero Super Luna) è stato coniato da Richard Nolle, astrologo americano, nel 1979.
lo fece per sostenere la sua teoria sull’influenza negativa sulla Terra del perigeo lunare, facendo anche un elenco delle catastrofi legate al fenomeno. Fino ad oggi c’era sempre una certa discrepanza tra le date delle catastrofi e l’apparizione del disco luminoso notturno, ma il terremoto in Nuova Zelanda per l’astronomo è una specie di rivincita che lo riporta alla ribalta dopo tante smentite dal mondo scientifico. Nolle in un articolo, dove spiega la sua teoria, azzarda anche un collegamento con il terremoto italiano del 31 ottobre di magnitudo 6.5 con l’epicentro tra Norcia, Castel Sant’Angelo sul Nera e Preci.

La Super Luna del 14 novembre viene chiamata anche ‘Beaver Moon’ (beaver= castoro) perché cade nel periodo nel quale i coloni americani cacciavano i castori in vista dell’inverno.

E ovviamente, come si fa a parlare di astronomia senza pensare agli UFO (per chi non lo sapesse, questa sigla significa Unidentified Flying Objects, ovvero ‘oggetti volanti non identificati)?
Infatti, c’è addirittura qualcuno che ha visto strani oggetti aggirarsi nei paraggi della Super Moon.

Ora non resta altro che aspettare le prossime lune speciali!

-Alice Bottaro

Vi è mai capitato di dovervi dichiarare al vostro amato, o di dover chiedere scusa a qualcuno a cui tenete tanto? E magari non sapete come farlo, o vi mancano le parole o vi sembrano sempre inadatte? Sono certa che in questo momento tutti voi starete sicuramente ricordando qualche episodio del genere. Per fortuna a salvarci ci pensano i nostri cari fiori!
Sembra strano, ma tutti i fiori nascondono in sè alcuni significati precisi, unici e profondi, fatti di colori e profumi, di forme e di sensazioni che arricchiscono il valore di un momento importante, di un dono speciale d’amore, di amicizia, di ringraziamento o di affetto.
Quando dovete fare il tanto agognato primo passo (ragazzi non siate timidi…), ma il discorso pensato accuratamente e magari scritto su un foglietto per poterlo ripassare, pare proprio essersi cancellato dalla testa nel momento dell’incontro, allora potete ricorrere ai fiori che sicuramente non dimenticano frasi e non arrossiscono!

I fiori più adatti in questi particolari momenti sono: la rosa, il tulipano e il lillà.
Il tulipano nel mondo orientale significa amore perfetto, mentre in occidente è legato al momento della dichiarazione. Al contrario la rosa rossa indica un amore passionale e sincero. Donandola alla persona che amiamo le dichiariamo un sentimento forte e profondo. Quando invece si vuol dimostrare ad una persona che ci sono verso di lei delle attenzioni particolari che vanno oltre la semplice amicizia, basta un fiore di lillà.

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Quando invece volete incoraggiare la vostra ragazza o il vostro reagazzo a ricambiare il vostro amore per lei/ lui, allora potete donare un iris che significa:”spero in un tuo messaggio…”

Ovviamente non tutti i rapporti sono legati da un sentimento d’amore. Alcuni infatti possono nascere da forti legami di amicizia o stima reciproca. In questo caso quando siete veramente felici di condividere emozioni, sentimenti ed esperienze e volete ricordare all’altro la bellezza del vostro rapporto, allora potete regalargli una gerbera simbolo di gioia, allegria e spensieratezza.

Ovviamente in un buon rapporto di coppia sono immancabili le solite litigate…Un buon metodo per chiedere scusa senza utilizzare il solito e scontato messaggino, potrebbe esse quello di lasciare sulla porta di casa dell’altro una bella viola che nel linguaggio dei fiori significa:”perdonami, ti prego…”

Capita a volte che per vari motivi il rapporto che si era creato sia destinato a rompersi…per tutti è sempre un momento difficile…e dopo un po’ comincia a mancarci la persona amata. Allora potete lasciarle un nontiscordardimè in modo che ci sia sempre un pensiero per voi nel cuore dell’altro.

Per cui se non sapete come fare e che parole usare, ricorrete sempre ai fiori che senza dubbio sono in grado di comunicare e dimostrare i vostri sentimenti.

P.S. Ragazzi non regalate mai al vostro amore un fiore giallo! E’ sinonimo di infedeltà e gelosia!

Anna Valandro

Ho sempre considerato il parentado sfera collaterale della mia esperienza di vita, incorrendo spesso, causa la mia abissale ignoranza intorno la famiglia, nel paterno biasimo in occasioni quali cresime, cenoni e feste di laurea (insomma, quelle situazioni in cui i vari zio Caio e cugino Sempronio possono spiaggiare i larghi deretani su comode poltroncine e rimpinzarsi a oltranza di voul avant).
Da ciò sufficienza e sbuffi ogni volta che mio padre trascinava la conversazione sul teatro familiare.
Fossi stato conscio di avere consanguinei come lo zio Augusto e la mia considerazione verso queste “rimpatriate” sarebbe schizzata alle stelle.
Ma ormai la diaspora è compiuta: alcuni congiunti sono stati vittima della cosiddetta fuga di cervelli (anche se dove nascondessero tutto ‘sto cervello non saprei), altri, come il nonno, sono allettati da lunghi anni, altri ancora sono addomiciliati in camposanto.
Dello zio Augusto, fino a quella sera, conoscevo solo il nome, un tempo ricorrente nelle bustarelle di compleanno ma scomparso ormai da anni.
L’occasione per narrarmi la sua saga venne a mio padre in una filippica contro il gioco d’azzardo e contro i vizi in generale (influenzato, penso, da questo anello saldato da mio zio Germano alla sua interminabile catena di lussurie non più di due mesi prima)
Ricordo come fosse ieri il discorso sconclusionato, gli esempi contradditori e la morale bigotta che, da sobrio, avrebbe per certo ricusato: <<Devi capire che il gioco non porta alcun guadagno, o meglio lo porta a quelli che…. Anzi no…. Cioè porta guadagno solo a chi vince e l’unico a vincere è chi non gioca o chi tiene il mazzo, insomma è una perdita sia economica che morale, mi hai capito Ugo?>>
Non ricordo però come la corrente lo sballottò, poi, fino alla figura dello zio Augusto citato come unico esempio di uomo in grado di trionfare sulla macchina (intesa come slot machine).
Alle mie domande su questo semisconosciuto personaggio fu ben contento di abbandonare la sua prosopopea (non era certo lui stesso di coscienza linda, nel settore vizi) per un più lineare racconto.
Cominciò quindi a tratteggiare il ritratto di questo zio nababbo e amorale, donnaiolo e perbenista.
Da quanto sono stato in grado di desumere questi,circa cinquant’anni or sono, si era preso tra lo stupore generale l’onere di accudire il padre gravemente malato. Maggiore fu poi lo stupore degli altri fratelli quando misero mano al testamento per dividersi l’eredità: il conto corrente desertificato, i campi passati di mano e le proprietà volatilizzate insieme allo zio Augusto.
Sugli anni successivi mio padre non era ben sicuro: certo era un congruo contrabbando da e verso la Svizzera, seguito da altri affari loschi.
Tornato poi a Este con le tasche traboccanti dobloni si era raccolto una popolana dalla condotta dissoluta, certa Alice, tuttora vivente. Insediatosi nella villa che era stata del padre si era dato al gioco d’azzardo e alle speculazioni immobiliari tosando innumerevoli gonzi.
Era poi corso in volontario esilio al sud dopo una vincita a poker che gli aveva fruttato oltre a una farmacia, innumerevoli minacce di morte.
Si vocifera (<<E non andarlo a dire in giro Ugo, per carità>> ripeteva ossessivamente mio padre) avesse poi approfittato del clima Siciliano per spettacolari abusi edilizi, col tacito assenso delle cosche locali.
Affogatosi nel vino l’ex proprietario della farmacia, lo zio Augusto aveva ripreso la via del nord lasciando al sud (sempre “si vocifera”) un buco di qualche milione. Ripreso possesso delle sue proprietà aveva avviato numerosi agriturismi lungo i colli annichilendo il precedente circolo di bed and breakfasts.
Arrivato così a settant’anni si era ritirato dagli affari per morire non più di due anni dopo.
All’apertura del testamento ci furono due grandi sorprese: da una parte mio padre era stato fatto erede universale e dall’altra era scomparso il foglio con la firma all’atto rendendo il documento del tutto invalido. Fu così che il papà crollò rovinosamente svenuto per ben due volte in un solo giorno.
Ora vi starete chiedendo perché abbia definito lo zio anche perbenista. Ebbene dovete capire che per l’intera durata della sua vita un solo difetto gli era mancato: l’essere bigotto. Resosi conto nell’ultimo anno della grave mancanza aveva deciso di porvi rimedio con tre messe settimanali. Convinto poi che ciò non fosse sufficiente in barba a tutta la famiglia si prese l’onere di ricostruire ex nihilo (senza peraltro farne parola a alcuno) la chiesa del villaggio natale, ormai ridotta a un rudere. Così quella Alice, donna enormemente dissoluta (divenuta frattanto sua moglie) che già pregustava una vita a caviale e storione, ereditò a malapena di che garantirsi una vecchiaia dignitosa, con somma soddisfazione di mio padre, riavutosi giusto in tempo per afferrare l’entità del lascito.

Potessi confabulare con un figuro di tale calibro nelle interminabili rimpatriate di famiglia. Tuttavia tocca accontentarsi delle gesta alimentari dei soliti zio Caio e cugino Sempronio che proprio ora cantano fieri l’eccidio di costolette perpetrato ieri sera alla sagra del raviolo fritto dove il ketchup era corso come l’acqua.

 

– Costantino Porfirogenito

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Lilian intraprese un sentiero consumato che portava verso est, rincorrendo le montagne che, ardite, penetravano un cielo imbronciato per il temporale che era avvenuto poco prima. La terra non era stata calpestata da tempo e l’erba cresceva in ciuffi laddove l’acqua piovana era riuscita a ficcarsi. Il cane Axel era costretto a camminare dietro di lei, perché la stradina era troppo stretta per entrambi; a grandi zampate scavalcava i massi e i rami caduti. Qualche goccia di pioggia, rimasta intrappolata nelle foglie, scivolava lungo i rami e cadeva sulla testa o sulle braccia della ragazza, piccola e fredda come aghi di ghiaccio.

Il profumo di piovasco pungeva ancora le narici: avvolgeva i fusti, gli arbusti e la terra. Lei e il suo cane. Era come se avesse deciso di abbracciare il bosco per qualche ora. All’improvviso Lilian ebbe un ricordo.

Era un pomeriggio di autunno. La pioggia battente cadeva nell’asfalto della strada, con fragori acuti e veloci ne nascondevano lo scroscio.
Lilian la guardava dalla finestra, silenziosa e acuta come una volpe; muoveva gli occhi a destra e a sinistra scrutando le case dei vicini, le persone che correvano sotto la pioggia, le strade e le pozzanghere. I suoi capelli erano una massa grande e intricata di radici nere come la pece che le cadevano sul viso e sopra gli occhi.
“Che cosa guardi tesoro?” chiese suo padre, scostandole i capelli dietro l’orecchio.
“La pioggia” disse lei “È tanta oggi”
“Sì”
“Non mi piace, quando piove si allaga la cantina”
“Sì tesoro… ma poi la ripuliamo”
“E poi è fredda.”
“È acqua”
“Non voglio che sia fredda”
Il padre le mise con affetto una mano sulla spalla gracile.
“Non puoi farci niente, tesoro”
“Non voglio che piova, tutto diventa triste quando piove. La mamma è triste quando piove.”
“Non è triste. È pensierosa.” Precisò lui.
“La pioggia fa pensare le persone?” chiese dopo un po’ Lilian.
“A volte”
“Allora dovrebbe piovere più spesso. La gente non pensa o pensa poco.”
Il padre abbozzò un sorriso e senza pensarci rispose: “Sì, è vero”
Ci fu un momento di silenzio tra i due, nel quale si distingueva solamente il rumore dell’acqua che cadeva. Poi di un botto, s’interruppe pure quella. Divenne solamente un cadere lento,vago e confuso di qualche goccia, che batteva sui vetri e le pozzanghere.
“Vieni. Ti porto a vedere qualcosa di bello” disse il padre prendendole la mano, ma Lilian lo fermò.
“Ma piove ancora! Guarda.” indicò la finestra, dove le gocce d’acqua si sfasciavano sul vetro.
“Non importa. E poi è solo qualche goccia, dai vieni.”
Si nascosero dentro dei cappotti pesanti e, usciti di casa, s’infilarono lungo la strada laterale che portava al bosco vicino alla valle. Il freddo trafiggeva il volto del padre e della figlia come fosse un pugnale congelato.
Lilian si concentrò sugli arbusti possenti che si ergevano alti, squarciando un cielo grigio con i loro rami ombrosi. Annusò l’aria che le gelò le narici.
“Sa da pioggia”
“Sì, è vero” rispose il padre, stringendole ancor di più la mano fredda.
“Quando mamma finisce di pulire casa, c’è questo odore”
“Hai ragione” concordò lui “Forse è perché non pulisce abbastanza bene” aggiunse scherzando e Lilian sogghignò: se solo li avesse sentiti dopo una giornata passata con lo straccio in mano!
Le gocce scendevano rade e le cadevano sul viso arrossato, scivolavano lasciando una via fredda e poi sparivano. Lilian immaginò fosse il cielo che tentasse di accarezzarla. Seguirono il sentiero che girava intorno alla collina e si ritrovarono in cima, dove il vento tirava forte e le spostava i capelli ovunque. Il padre le sistemò il cappuccio del cappotto e lo legò sotto il mento. Poi le sorrise, e Lilian si sentì felice.
“Adesso io mi sposto e tu guardi tutto quello che c’è dietro di me, okay? Come fai di solito dalla finestra. E poi mi dici cosa vedi” le sussurrò.
Lilian annuì e il padre le lasciò la vista libera.
Grandi nuvoloni lividi spezzavano un cielo pallido e senza vita. Il bosco si stendeva scuro e tenebroso lungo la parte est della valle, saliva sopra i monti e poi ci si nascondeva oltre, lasciando solo le punte biancastre di neve e le alture rocciose scoperte al freddo del vento. Là sotto la valle pareva morta. Non si udiva alcun rumore a parte il sibilo delle folate gelate che trafiggevano i fianchi dei monti e abbracciavano i lati della vallata.
Le case, che di solito brillavano di bianco sotto il sole estivo, adesso erano malate e vuote, di un colore che lentamente si smorzava e i tetti rossi erano diventati arancioni e scuri. La campana della chiesetta vacillava prima a destra e poi a sinistra, con uno stridulo rugginoso che graffiava i timpani. Non c’era altra voce che proveniva dal villaggio, o dalla foresta. Solo il cielo era sovrano, e la pioggia leggera ne lodava l’esistenza, la sua presenza onnisciente. “Io comando” sembrava urlare il vento. “Siete un piccolo puntino sotto un cielo infinito” sussurravano le gocce di pioggia.
Lilian si accorse in un solo momento che non aveva mai visto il villaggio ridotto così. Di solito brillava e rideva sotto un sole estivo, o se ne stava in silenzio, dormiente sotto una coperta di neve bianca, ma mai era stato così impotente, così inerme, così poco presente nella montagna.
“E’ tutto… morto” disse Lilian.
“Lo è” concordò il padre pensieroso.
“Siamo così piccoli. Siamo così privi di significato sotto questo cielo.”
“Sì, è vero tesoro…lo siamo.”
“Noi non possiamo niente contro quello che è il mondo, vero papà? Noi non possiamo fare niente per impedire alla pioggia di essere fredda o per impedire alla cantina di allagarsi”
“No, tesoro… non possiamo.”
“Se Dio esiste, secondo me è questo. Questo è Dio” disse dopo un po’ la piccola.
“Perché dici questo?”
“Perché Lui è potente, può fare tutto… però non ci fa male. Le montagne… Bloccano la maggior parte delle folate di vento, ma ne lasciano passare un poco. Papà, pensi che Dio voglia che noi affrontiamo le piccole folate di vento?”
Il padre ci pensò su. “Si, tesoro. Pensò di sì.”
Quando Lilian ritornò nella realtà, si accorse che era ferma in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi umidi di pianto. Axel infilò il muso nella sua mano e Lilian sentì il suo naso umido tra le dita. Sorrise un poco, guardando il suo cane.
“Stiamo solo affrontando le piccole folate di vento, non è così Axel?”

– Celnikasi Nausika

Dopo aver spostato il ballo di Natale e il rocambolesco torneo di calcetto, potremo considerare finalmente bandita la malignità di fortuna? Non si scherza quando si parla di Ballo di fine anno che, come da tradizione, si svolgerà nel classicheggiante giardino del Corradini, locus amoenus di fiducia dei nostri artisti di Viale Fiume. Nel mondo social è già bufera: snoccioliamo la questione.

Ma come mai così presto? Questa la domanda che ricorre tra gli scettici. La risposta è quasi scontata e proviene decisa dalla schiera maschile e non solo (Chicca Smanio e Claudia Scucchiaro dichiaranoContinue reading

Ebbene sì ragazzi, come ormai sanno anche i muri, il vecchio Leo, dopo cinque nomination a vuoto, ha finalmente vinto l’Oscar al miglior attore protagonista.
Per guadagnarsi il tanto agognato riconoscimento, DiCaprio ha dovuto mangiare ogni tipo di schifezze, tra cui fegato crudo di bisonte, e infilarsi in un cavallo sventrato. Anche in questo caso non sono mancate le polemiche tra quelli che pensano che in realtà questa non sia stata la sua migliore interpretazione; sostengono, infatti, che il miglior attore non sia chi riesce a recitare provando sulla propria pelle situazioni estreme ma piuttosto chi riesce a rendere reale ciò che non lo è. In ogni caso quello che conta è che abbia finalmente anche lui una statuetta sotto la sua foto di Wikipedia.

Se siete superstiziosi, potreste interpretare l’ anno bisestile in cui è stato premiato come un cattivo presagio; in ogni caso soltanto i fatti ci diranno se potremo festeggiare ogni quattro anni, oltre alle Olimpiadi e ai mondiali, anche l’ Oscar a DiCaprio.Continue reading

Giornata della pace, festa della donna, festa della repubblica sono solo tre tra le più importanti giornate dedicate ad un particolare evento. Ma, accanto a queste ricorrenze di serie A, ne esistono tantissime altre più o meno stravaganti. Sport, cinema e cucina sono solo alcuni tra gli ambiti più scontati. Ne sono esempi le giornate internazionali del surf e dello skateboard, così come quelle dedicate a film del calibro di “Star Wars” o di “Ritorno al Futuro”. La giornata europea del gelato artigianale si tiene il 24 marzo ed è stata introdotta dal parlamento europeo per promuovere lo sviluppo di un’importante tradizione culinaria. A questo punto non dovrebbe sorprende scoprire l’esistenza di feste mondiali dedicate a cibi che hanno reso il mondo più buono, come la pizza (21 novembre) o laContinue reading

Quando vi ritrovate casualmente a parlare di moda di fronte a voi potreste trovare due tipi di interlocutori: lo Snob e il Pop. Il primo storcerebbe in naso appena intercettato l’argomento, ma successivamente sarebbe in grado di elencarvi per filo e per segno quali abiti di Coco stessero meglio a Jacqueline Kennedy. Il secondo sbloccherebbe il suo nuovissimo Iphone 6s Plus e inizierebbe a mostrarvi le foto degli ultimi dieci outfit caricati da Chiara quella giornata. Entrambi i personaggi vi diranno comunque che le due sono delle Icone di Stile, assolutamente da imitare.
Ma quindi, cosa mai avranno in comune la regina delle passerelle d’alta moda e la blogger più potente del momento per essere insignite dello stesso titolo? Cos’ha Chiara che Coco non aveva. E cos’aveva Coco che Chiara oggi non ha? Bhe, Chanel certamente non aveva Instagram per postare le sue prime creazioni e Chiara non possiede le manine fatate per cucire una sua vera a propria collezione di suo pugno. Sicuramente Coco non otteneva contratti multimiliardari per un’ora di fotografie con indosso abiti non facenti parte del suo atelier e Chiara non è mai entrata inContinue reading

Buongiorno a tutti radioascoltatori! Anche quest’anno il giornalino pubblicherà articoli inutili e di bassa lega…. Inutile dire che sono più che felice di assolvere questo compito per prima! Ormai l’anno scolastico volge a termine ( contando che Gennaio è quasi finito, Febbraio ha pochi giorni, Marzo e Aprile sono saturi di gite ed uscite scolastiche, possiamo dirci molto vicini a Maggio), e prima di dedicarci a rilassanti nuotate e serate folli, vi invito a riflettere su uno dei temi più temuti di sempre. Uno dei più spinosi argomenti. Infatti, se ci pensate, tutta la nostra vita gira intorno, tra le tante cose, alla scuola. Ormai la tranquillità del pomeriggio non dipende più dal tempo ma dalla quantità di interrogazioni e verifiche che si hanno per il giorno dopo. Ma ci sono varie realtà, varie scuole con diversi modi di concepire l’impegno e lo studio. Ho fatto girare tra gli studenti di vari istituti tecnici e professionali (con la discrezione di un agente segreto, ovviamente)una domanda molto semplice e diretta, così precisa da lasciare di stucco gli intervistati dalla sorpresa: COSA PENSATE DEI LICEALI DEL FERRARI? Come potete immaginare le risposte sono state tra le più strampalate e fantasiose,ma qui sotto potete trovare la Top5!Continue reading

Dopo il crash di Whatsapp del 31 Dicembre, che aveva lasciato nel panico più assoluto migliaia di studenti, in attesa degli auguri di Buon Anno con orrori ortografici della nonna o tramite luccicanti immagini da over40, cosa mai poteva scuotere le loro entusiasmanti vite social?
Ci hanno pensato quelli di Ask – il fondatore Klaves Sinka ha sicuramente riscosso meno successo dell’icona Mark Zuckerberg – a rovinare i piani di 60 milioni di utenti. Torni a casa da scuola, sblocchi il tuo Iphone 6s con l’impronta digitale e trovi un gufo arancione sulla schermata Home. Provi a pensare un attimo e ti chiedi:Continue reading

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Il laboratorio teatrale Elisa è al suo quindicesimo anno di vita. Diversi ex alunni che hanno deciso di far del teatro un mestiere cominciarono qui il loro percorso. Le figure di riferimento sono ormai da molti anni il professor Paolo Bottaro, la professoressa Giuseppina Garro (che pur avendo lasciato lo scettro alla figlia Elisabetta Borille, continua comunque a portare ai teatranti i consueti dolci diventati tradizione) e il buon Emilio Milani che da sempre si dedica ai ragazzi regalando emozioni ed esperienze indimenticabili. Grazie all’impegno di tutti in questi quindici anni sono stati vinti molti premi e il laboratorio è stato più volte gratificato con riconoscimenti importanti. Credo però che la vittoria più grande per tutti sia sempre l’immensa gioia e l’adrenalina che si prova alla conclusione di ogni anno. La vera conquistaContinue reading

L’attesa della prima assemblea di istituto sta per volgere a termine e noi rappresentanti vogliamo stuzzicarvi con un prequel alquanto provocatorio. E’ giunto il vostro momento, vogliamo sentire la vostra voce.

Il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere è un tema abbondantemente discusso nei media, nei convegni ma anche nelle scuole e in politica; quest’anno siamo pronti per affrontarlo assieme, per non vivere nella società da cittadini passivi.
Alla base del dibattito sono radicate due fazioni che si scontrano e perseverano imperterrite nella loro lotta alla supremazia. Da una parte troviamo il fronte del “no”, fautore di una sorta di paternalismo dello Stato, convinto che il cittadino debba essere condotto sulla cosiddetta giusta via e indirizzato verso un corretto stile di vita. Dall’altra invece si staglia il fronte del “sì”, sostenitore di un libero arbitrio quasi totalizzante, appellandosi a quella libertà individuale che non può essere violata dall’autorità.
Ma caliamoci ulteriormente nel particolare. I Pro concepiscono il rapporto Stato – cittadino come moderatamente vincolante: lo Stato non deve intaccare l’autonomia di decisionale del singolo. Un paese cinico, rigidamente conservatore e chiuso alle innovazioni risulta retrogrado. Tuttavia le argomentazioni dei Pro sembrano essere tanto numerose quanto facilmente attaccabili dai Contro.
La prima. Per conseguire il loro obiettivo, distinguono le droghe in leggere e pesanti, ritenendo le prime meno pericolose delle seconde e quindi ammissibili nella grande cerchia dei beni di consumo legali.
La seconda. Prendono atto del fatto che viviamo in tempi di revisione della spesa pubblica e che ormai l’utilizzo e commercio delle droghe sono al giorno d’oggi inestirpabili. Se dobbiamo rassegnarci a convivere con le droghe, perche allora non tassarle? Sì, perché se fossero legali sarebbero soggette a una tassazione, come le sigarette, e comporterebbero un giovamento economico non irrilevante (senza contare l’abolizione di tutte le spese per la repressione, come processi, carceri …).
La terza. Noto a tutti è quanto la criminalità organizzata (vedi mafia) si arricchisca di giorno in giorno grazie alla vendita illegale di stupefacenti. La legalizzazione strapperebbe di mano il core business al commercio illecito, incoraggiando la possibilità di una futura abrogazione completa.imm art anna
La quarta. È forse l’argomentazione più gettonata dai giovani, che prende maggiormente piede nelle discussioni informali: una canna non è più dannosa dell’alcol. Lo stesso Umberto Veronesi (ex ministro della salute), spalleggiato da plurime commissioni scientifiche, afferma che i cosiddetti “danni dello spinello” sono praticamente inesistenti. Ecco le sue parole: “Per aver fumato hashish non è mai morto nessuno, mentre si contano a migliaia i morti per tumore al polmone dovuto al fumo di sigarette e le vittime di un’altra droga come l’alcol. È infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina.”
Fedeli al loro conservatorismo, i Contro non si lasciano abbindolare e ribattono. L’utilizzo di droghe simili, dicono, è solamente un mezzo inibitorio per rendere il paese più debole e manipolabile nelle mani dello Stato. La fascia della popolazione che ne fa più utilizzo è quella giovanile, ossia quella più debole e più bisognosa di tutela. Sostanzialmente i Contro si oppongono alla spasmodica ricerca di apatia e di piaceri illusori che denominano la nuova generazione. Ecco le loro obiezioni.
La prima. Il grado di dannosità delle droghe, utilizzato per distinguerle tra pesanti e leggere, è relativo. L’oncologo Umberto Tirelli sostiene che “non esistano droghe leggere; i danni delle droghe leggere in realtà sono molto pesanti. […] Non ci devono essere distinzioni: sono dannose e basta.”
La seconda. È azzardato dire che qualcosa di nocivo per la salute non vada ostacolato solo perche porta benefici economici. In più lo Stato deve poi prendersi carico delle spese per la cura di tutte quelle persone che reclamano problemi causati da queste droghe.
La terza. Dire che “ormai dobbiamo convivere con le droghe” significa affermare che lo Stato esce sconfitto dalla lotta contro la tossicodipendenza. Di certo questo non può essere un messaggio divulgabile.
La quarta. Che cosa autorizza a legalizzare le droghe leggere per il semplice fatto che altre sostanze dannose come alcol e tabacco sono ammesse? A loro avviso, meglio scegliere il male minore.
Sono queste le armi con cui i due fronti si osteggiano. In questa disputa il Paese si divide in due. E tu, da che parte stai?

Anna Piovan

Torna Rompipagina, la voce del Liceo Ferrari. Noi della redazione abbiamo sempre la lingua biforcuta, perché il lettore vuole essere informato ma, soprattutto, intrattenuto. E oggi parliamo proprio d’intrattenimento. Un anno fa era la novità portata dai rappresentanti, oggi è un vero e proprio mantra: l’attesissimo Ballo di Natale. Ma attesissimo è un eufemismo.

Si tratta di damigelle quattordicenni che hanno comprato il vestito un mese prima per il loro debutto in società, che hanno impostato il widget del conto alla rovescia sui loro smartphone ormai quest’estate (come se dovessero partire per i Caraibi) e che hanno già aperto Instagram, pronte ad hashtaggare #omeodeononvedolora. Fossero solo loro ad aspettarlo, i rappresentanti non avrebbero tutta questa pressione nell’organizzarlo. La posta in gioco è però più alta.Continue reading

L’attesa è finita: dopo 158 giorni torna il Grande Ballo e, come dice il famoso collega Sandro Piccini, i bomboni non mancano mai. Il comitato ha ben pensato di portare il caro Dante, poeta capace di conciliare il sonno del triennio per tutto l’anno scolastico, anche a questo evento di chiusura. Heaven on Fire: l’Istituto d’Arte Corradini sarà allestito a Giardino dell’Eden sabato 30 maggio 2015. Il tutto a suggellare l’anno appena trascorso, l’ultimo per la famigerata 5ASA(MOAH), oramai destinata alla dannazione.

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Anno da ricordare per gli ottimi traguardi raggiunti nel campo della chimica e del teatro da parte dei nostri gruppi e per l’epica autogestione sotto la pioggia. Mentre Linda, ormai a fine mandato, sarà impegnata aContinue reading

Per Libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla. liberta

Ma veramente siamo in grado di apprezzarla questa libertà di cui seguitiamo a parlare, di cui ci facciamo vanto… La libertà è sempre stata il motivoContinue reading

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“Poesia A Strappo” è un’iniziativa che ha preso piede l’anno scolastico scorso, quando alcuni studenti hanno avuto l’idea di condividere, a scuola, le poesie per loro più significative, più belle o che li avevano colpiti per una frase in particolare. Grazie al successo conseguito, l’iniziativa è stata riproposta dai rappresentanti della sezione artistica del liceo, dove, presso la sede ex Corradini, “Poesia A Strappo” era nata e si era diffusa. In cosa consiste e perché è nata? L’idea è molto semplice: se c’è una poesia che vorreste condividere mostratela al vostro rappresentate di classeContinue reading

“Sapete, sono veramente felice di essere qui. Vi sembrerà strano, potreste non crederci, ma io con il Veneto ho un legame strano, quasi magico. Mi ci é voluto un po’ di tempo per capirlo ma poi, come in quei giochi sulla Settimana Enigmistica, congiungendo tutti i vari punti della mia vita, mi sono reso conto di ritrovarmi sempre qui, a Padova. E di questo vi ringrazio, anche se non mi so spiegare il perché!”

logicoComincia così il concerto di Cesare Cremonini, svoltosi 27 novembre 2014 al Palafabris di Padova. Inizia in questo modo una notte da sogno,Continue reading