Cari lettori di Rompipagina, ormai sono cominciate le vacanze di Natale, come ogni anno attesissime dagli studenti, e lo spirito natalizio si fa sempre più sentire; come si è dimostrato oggi tra i corridoi del liceo, tra classi addobbate (vedasi 3aASA), panettoni a volontà e processioni guidate al suono di “Jingle bells”, senza le quali un Natale non è Natale. Ciononostante sono convinto che molti di voi (per non dire nessuno) non credano più alle filastrocche puerili del suddetto Santa Claus, meglio noto in termini pagani come Babbo Natale. Questo sembra essere dovuto al fatto che, per le vostre menti elevate, la sua esistenza sia inconciliabile con la realtà.

Eppure la Dr.ssa Katy Sheen, fisica dell’università inglese di Exeter (non chiedetemi come abbia avuto la laurea), si è cimentata nell’arduo tentativo di spiegare scientificamente come lavori Babbo Natale.
Per fare ciò ella si avvale innanzitutto della relatività.

La Teoria della Relatività generale venne formulata dal più noto scienziato di tutti i tempi Albert Einstein nel 1915, dopo circa quattro anni di lavoro faticoso e intenso. Quattro anni di stressante competizione con il grande David Hilbert, che scelse di elaborare matematicamente le teorie esposte da Einstein stesso. Quattro anni che alla fine si conclusero con quello che agli scienziati piace definire “Eureka moment”, ovvero la formulazione di un’unica, semplice ed elegante equazione differenziale non lineare e tensoriale (cose che voi umani non potete neanche immaginare):

Gμv=8π·Tμv
[Questa formula coniuga da una parte la fisica, rappresentata dal tensore di Einstein (Gμv),dall’altra la matematica, rappresentata dal tensore stress-energy (Tμv) e afferma che quanto più un corpo è “massiccio”, tanto più esso riuscirà a curvare lo space-time, e dunque a rallentare il tempo. In corrispondenza dell’event horizon di un black hole, il tempo addirittura si riduce a zero, e la gravità in questa situazione è infinitamente elevata, tanto che nemmeno la luce può scappare da esso]

Ora, Katy Sheen ha calcolato che per portare i regali a più di 3miliardi di bambini nel mondo in una sola notte senza essere vista, la slitta di Babbo Natale dovrebbe viaggiare ad una velocità che è circa quella della luce. Sappiamo anche che le sue renne vengono alimentate esclusivamente con Red Bull e per questo, come insegna la nota pubblicità, possono volare; mentre Babbo Natale preferisce la Coca-Cola, che non a caso sponsorizza ogni anno.

Ma ritornando alla questione della velocità, essa spiegherebbe inoltre perché Santa Claus riesce ad entrare assieme al suo enorme saccone dei regali in ogni tipo di camino, anche il più minuto, infatti ad una velocità prossima a quella della luce, sostiene la dottoressa, le dimensioni della slitta si ridurrebbero, ed in seguito la sua velocità verrebbe bruscamente rallentata dalla presenza di un panettone Motta sotto la cappa del camino. Inoltre questa stessa ipotesi spiegherebbe perché Babbo Natale non invecchia mai né può essere visto dai bambini di tutto il mondo.
In seguito la fisica inglese afferma che Babbo Natale non può essere neppure udito a causa dell’effetto Doppler.

A questo punto, presupposto che il suono sia un’onda che si propaga in un materiale, allo stato solido, liquido o gassoso; l’effetto Doppler può essere spiegato con un semplice esempio: il suono emesso dalla sirena di un’ambulanza ci appare sempre più acuto nel momento in cui questa si avvicina a noi, mentre subito dopo, quando l’ambulanza si allontana, incomincia a diventare sempre più ottuso. Il fenomeno è dovuto al fatto che la frequenza delle onde aumenta a mano a mano che la sorgente sonora si allontana.

Nel caso di Babbo Natale, poiché la slitta viaggia a una velocità prossima a quella della luce, la frequenza degli “oh oh oh” di Santa Claus e dello scampanellio delle sue renne aumenta talmente tanto da superare il range delle frequenze sonore percepibili dall’uomo.

In conclusione vogliamo sottolineare che l’obbiettivo di questo articolo non era quello di annoiarvi, ma di spiegare in modo ironico la teoria della relatività, speriamo di avervi divertiti e auguriamo a tutti un FELICE NATALE!!!

 babboeinstain

Alberto e Federico Edoni

L’uomo è destinato sin dal primo gemito a vivere divorato dai suoi stessi sentimenti. Come l’avido scrittore, impaurito dalla pagina bianca, egli non conosce il suo domani e dunque lo teme. Come un equilibrista cammina su di una corda tesa ora spinto ora cullato dal maestoso vento della vita che lo costringe ad oscillare perpetuamente tra l’equilibrio e il vuoto sottostante. Egli è impasto di spirito e corpo e ciò che di lui è corpo è destinato a divenire schiavo di quella terra di cui ora mangia i frutti, beve l’acqua e depreda i beni. Per quanto concerne il suo spirito, esso è leggero, più leggero dell’aria e più cupo del più profondo oceano. Viviamo due vite: la vita dei respiri e la vita dei sospiri. E se le leggi della natura si possono comprendere non si può dire lo stesso delle leggi del cuore. L’amore è il re di tutti i sentimenti dal momento che è il padrone di tutti e lo schiavo di nessuno. Esso è motore primo di ogni nostro giorno, di ogni nostra azione, di ogni nostra intenzione. Abbiamo conquistato per amore del potere, studiato per amore della conoscenza, giocato per amore del diletto e sofferto, per amore di un uomo o di una donna. Ma tutto ciò è solo parzialmente realizzabile perché più abbiamo conquistato e più volevamo possedere, più abbiamo giocato e meno eravamo sazi del nostro divertimento, più abbiamo scoperto e più ci siamo accorti di non sapere. Molto spesso non abbiamo il coraggio di lasciarci trasportare dalla vita e analizziamo con la ragione anche il più nobile tra i sentimenti. Dentro noi vive una bestia che non sappiamo controllare, che non sappiamo nutrire, che nessuna lingua potrà mai esprimere. Un qualcosa che ci dilania da dentro, che vuole libertà e a cui doniamo prigionia.
“L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.”
-Jean Jacques Rousseau
Tutto ciò che noi pensiamo, tutto ciò che io scrivo qui, è frutto di millenni di riflessioni e di pensieri. Esaleremo forse l’ultimo respiro chiedendoci che senso abbia avuto la nostra vita, che senso tutti questi attimi, che senso tutti i nostri passi. Siamo veramente, come diceva Shakespeare costituiti della stessa materia dei sogni? O siamo semplicemente destinati a far prevalere il nostro interesse terreno al prospetto eterno di cui è forse costituita la nostra essenza? Forse che porteremo con noi per sempre il rimorso di non essere stati all’altezza di comprendere ciò che realmente siamo? Continuiamo a tuffarci tra passato e futuro senza renderci conto che stiamo annegando in questo stesso presente. Viviamo una vita che non è per noi, che non è la nostra. Forse che cerchiamo tutto ma nel posto sbagliato?
“L’uomo è l’unico animale per il quale la sua esistenza è un problema che deve risolvere.”
-Erich Fromm

Ermete Protocardio

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