Al-Kahf-10 «Quando quei gioviani si rifugiarono nella caverna, dissero: “Signor nostro, concedici la Tua misericordia, concedici retto comportamento nel nostro agire”»

 

Io non prego perché non credo, ma credo che pregare sia importante.

I fedeli pregano e acquisiscono forza, perché pregando riflettono sulla loro vita e sulla loro anima.

MAI io reputerei un Mussulmano patetico perché si prostra,

MAI reputerei un Cristiano ignorante perché non canta.

Le religioni, se ragionate nell’ottica del progresso, sono ciò che più ci avvicina alla poesia.

Tu lo vorresti un Dio che non ti giudica, oppure preferisci essere il “Dio di te stesso”?

 

Andrea Torschluβpanik

Al-Hadid-20 «Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza e reciproca iattanza, vana contesa di beni e progenie.

[Essa è] come una pioggia: la vegetazione che suscita, conforta i seminatori, poi appassisce, la vedi ingiallire e quindi diventa stoppia.

Nell’altra vita c’è un severo castigo, ma anche perdono e compiacimento da parte di Allah.

La vita terrena non è altro che godimento effimero»

 

Allah ha creato Cielo e Terra: forse questo può sembrare assurdo a tanti.

Forse sembra strano anche solo immaginare la presenza di un Dio attivo e potente: io non lo credo reale.

Però non mi spiego cos’è la vita, e mi chiedo perché non la si può creare scientificamente combinando gli atomi,

Cos’è? Cos’è?

Ed è per colmare questo vuoto fatto solo di domande esistenziali senza risposta, che ho cominciato a leggere libri.

Tu leggi mai?

Andrea Torschluβpanik

7:34   «E’ venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco, un mangione e un bevone, un amico di pubblicani e di peccatori!”»

 

Mi chiedo con chi questo fantomatico Gesù mangerebbe e berrebbe oggi.

Con che categorie di persone, snobbate dalla massa, si intratterrebbe (facendo anche – forse – un bel dispetto ai sacerdoti)

 

Andrea Torschluβpanik

27:40   «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!»

 

Questa è una frase che senza dubbio rimanda all’episodio della crocifissione di Cristo. Non vi dico da dove è presa, non lo ricordereste.

In ogni caso è molto in stile “Fassino” (“se quest’uomo è figlio di Dio, che scenda dalla croce e vediamo se si salva”).

Io non credo in Dio, però credo che certi passi della Bibbia abbiano un fascino incredibile. Che rispecchino i bisogni degli uomini.

Ed è incredibile pensare a come le persone si siano convinte che la vita deve essere consacrata a un Dio dell’amore DIFFICILE da comprendere piuttosto che a un Dio semplicemente umanizzato.

E’ spettacolare, non trovi?

 

Andrea Torschluβpanik

“Vi odio, perché per voi non esiste niente oltre la popolarità in questo liceo di provincia.
Vi odio perché non avete nessun interesse escluso il Make up mattutino e le vostre foto su Instagram.

Sarete adulti vuoti.

Vi rivestite di sciocchezze, pensando di apparire invidiabili e irraggiungibili: mentite a voi stessi perché avete bisogno di sentirvi qualcuno.

Giudicate! Voi… Giudicate!
Giudicate come vecchi e non come giovani, perché siete dei maledetti che preferiscono i mostri ai poeti.

Già, vi odio perché non conoscete 1,2,3, ma…
… Ma più di tutto vi odio perché non
vi commuovete più per le cose del mondo.
Voi non siete morti, voi non siete mai nati”

Andrea Torschluβpanik

(Sono tra di voi, ora)

Hei hei uo uo (cit.), welcome back su Rompipagina, l’Altervista della porta accanto.

Maggio.

Il caldo, “La Cintura” di Alvaro Soler e “Notte prima degli esami” sempre più in play annunciano che l’estate è alle porte.

C’è chi parla di vacanza, chi di Interrail, chi di Università, ma c’è anche chi prima di tutto pensa al ballo. Il comitato soprattutto è all’opera da un pezzo, testimoni le locandine spammate a destra e a manca e una Giada Maestri ormai reperibile solo su appuntamento.

Ebbene sì, anche quest’anno l’evento s’ha da fare. Quindi, a meno che non diluvi, segnatevi la data 26 maggio, la stessa sera della finale di Champions League: per questo purtroppo si ha da escludere la presenza di Mo’ Salah come special guest (che probabilmente, considerando l’annata, sarebbe diventato anche re del ballo) mentre Roberto Firmino aka Elia Barbetta ha affermato che, al di là del risultato, proverà ad esserci.

A proposito di balòn, le mura del G.B. e in contemporanea quelle del limitrofo Duca hanno visto lo svolgersi del torneo di calcetto in occasione dell’autogestione del 28 marzo. Conoscendo l’evento, lo staff non aveva dubbi: servivano fischietti di carattere, persone insensibili in grado di gestire un’atmosfera da grandi notti europee. Ecco allora il palestrato Francesco Costantini in veste di giocatore/arbitro al Duca ed il bel Enrico Crescenzio alla direzione della palestra liceale, coadiuvato da un sempre più brizzolato Giordano Grigolato al VAR.

Se i gironi si svolgono nella più assoluta tranquillità, la stessa cosa non si può dire della fase a eliminazione diretta. L’urna di Gianni infatti regala solo big match, partite senza esclusioni di colpi che vedono Invincibili e 3ASPettaci emergere fra tutti i club e guadagnarsi il pass per la finale. Diciamolo: questa finale è stato un vero e proprio spot per il calcio italiano. Davanti ad una palestra gremita sarà la lotteria dei rigori a decidere una gara giocata a viso aperto, tra “bel gioco” e “gesti tecnici, atletici e balistici davvero davvero da ammirare”. La coppa va ai giovani fuoriclasse della 1ASP, gli Invincibili o meglio Invisibili  “perchè sennó la gufiamo”, sulla cui vittoria probabilmente non avrebbero scommesso nemmeno le loro madri. Ma si sa, “Il calcio è strano Beppe”.

Passando alle cose formali, si parlava di ballo.

Il tema ci porta direttamente in America, nella contea di Ulster, per il festival che ha segnato la storia della musica : Woodstock, back to ’69. Non sarà la cittadina di Bethel ad ospitare il grande evento ma la location da diesci quale è l’istituto Corradini di Este, né saranno Jimi Hendrix o i The Who a farci ballare ma Francesco Simbola e Giulio De Lorenzis al dj set. Presenzierà anche il gruppo musicale e l’attesissimo Dario Comparini, che chitarra alla mano non sembra solo essersi proposto come quinto componente dei Måneskin ma anche come canditato per lo scettro di re del ballo.

Non sarà l’unico però a volersi assicurare il primato: oltre ai nomi già noti (Marco Ferraretto in pole) si dice che un Federico Ravazzolo in forma smagliante abbia fatto breccia nel cuore dei giudici con il suo bel sorriso e le nozioni di fisica, tuttavia pare che allo stesso modo anche “l’uomo partita Sky” Antonio Sattin abbia raccolto più di qualche parere positivo durante il torneo. Nel frattempo salgono in classifica il fratello d’arte Riccardo Bottaro, un cognome che non si può non tirare in ballo, ed il presidente emerito Pietro Sanguin, pronto a ricordarci ancora una volta la modernità della poetica catulliana. A detta di molti però il vero favorito è Riccardo Tamiazzo, per tutti Ricio. Infatti dopo l’iconica prestazione al torneo il veterano appare pronto alla consacrazione definitiva. Ce la farà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per il diadema di Reginetta la sfida è un’autentica Royal Rumble: Emma Marchetti, che non saluta, e Sofia Ferraretto potrebbero essere le new entry nel gioco. Ci riproverà Paola Fornasiero, anche se sembrano spartirsi la scena Anita Masiero e la solita Claudia Scucchiaro, classico che non ci sentiamo di non riproporre. Torna in auge il nome di Anna Viola, istituzione del prom primaverile, ma non è l’unica figura ad emergere tra le file del linguistico perchè anche Martina Fossani proverà a ritagliarsi il suo spazio nella competizione.

Oltre al fattore clima, il vero problema del ballo pare essere l’outfit. Tranquilli, non sarà necessario aprire cassetti abbandonati dai vostri parenti e lootare quel che serve, potete invece trovare tanti spunti interessanti nelle foto della pagina del liceo (@liceogbferrari, diffidate dalle imitazioni). In linea di massima le parole-chiave suggerite da Mariachiara Targa sono “stravagante e psichedelico”, quindi sbizzarritevi.

All’entrata, con Forbes in una mano e il The Economist nell’altra, Francesco Ambrosi sarà pronto ad accogliervi nella maniera più calorosa possibile, mentre per gestire le file si tenterà di ricorrere al re uscente Francesco Motta, anche se in questo caso la situazione è piuttosto critica: disperso dopo la vittoria reale del ballo natalizio, è stato avvistato per l’ultima volta nascosto in un cespuglio tra Pinnacoli Pendenti e Condotti Confusi. Si spera di recuperarlo prima che la tempesta si restringa troppo.

Al contrario, è già stato preparato tutto per regalare un post-serata da sogno: all’uscita (25) i classicisti Luca Pistore e Alvise Crestale saranno i vostri uber pronti a darvi uno strappo a casa, passando prima però per il Grande Raccordo Anulare.

In conclusione, si consiglia un mood da peace and love, quindi  mettete da parte la materia che ritroverete ad agosto o la tesina ancora da iniziare e stay tuned per un Ultimo ballo che di sicuro non sarà delle incertezze.

Detto ciò, a noi di Rompipagina non resta che salutarvi e augurarvi una notte da ricordare.

Dalla redazione è tutto,

Stefano Vigato

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Buongiorno a tutti! Quest’oggi ho voluto presentarvi un argomento che può interessare sia grandi che piccini: il fumetto. Di certo vi sarà capitato sottomano (magari in una pausa di relax) un fumetto di Topolino o di Dylan Dog e scommetto che, man mano procedevate con la lettura delle vignette, eravate così “avidi” di scoprire come andava a finire la storia e non volevate più smettere di leggere.

Per chi non si sia mai addentrato nell’affasciante mondo dei fumetti, essi sono per definizione storie composte da immagini in sequenza, cioè accostate l’una all’altra in modo da suggerire l’idea del movimento, nelle quali i personaggi parlano spesso per mezzo di “nuvole di fumo” che provengono dalle loro bocche (i fumetti o ballons, in inglese). Colui che invece si occupa della vera e propria progettazione del fumetto, è il fumettista e mangaka per i manga (come vedremo dopo). Egli si occupa delle sceneggiature, della scelta delle inquadrature, della realizzazione dei bozzetti e dell’eventuale inchiostrazione e/o colorazione.

Ora però, scopriamo l’evoluzione e i generi di fumetto …

Avreste mai pensato che il primo fumetto, pubblicato negli Stati Uniti a fine Ottocento e nato dalla fantasia di Richard Felton Outcault, era noto con il nome di Yellow Kid? Si tratta di un bambino molto buffo, caratterizzato da orecchie a sventola e da un camicione giallo su cui venivano scritte le battute che pronunciava.

E Topolino chi se lo scorda? L’uscita del primo fumetto di Mickey Mouse fu pubblicato il 5 maggio del 1930. Topolino, nato dalla penna di Walt Disney  darà il via a tutta una serie di successivi personaggi immaginari conosciuti oggi come i celeberrimi protagonisti Disney. Sempre di questo periodo come non ricordare i Peanuts di Charles Schulz con Snoopy e Charlie Brown? Con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, le persone iniziano a maturare un desiderio di riscatto sociale, di giustizia e, per quanto riguarda il fumetto, questo si traduce con la scoperta e il bisogno di avere dei supereroi come Superman, l’Uomo Ragno, Capitan America, i Fantastici Quattro e molti altri ancora creati dalla casa produttrice Marvel e DC Comics. Durante gli anni ruggenti negli USA la figura del supereroe diventa uno strumento di propaganda; Capitan America è nato espressamente per appresentare un’America libera e democratica contro un’Europa imperialista e bellicosa.

Nell’ltalia del boom economico, si fanno largo icone come Corto Maltese di Hugo Pratt, Alan Ford, Sturmtruppen, Diabolik, Tex Willer e Lupo Alberto.

I fumetti diventano sempre più diffusi, fino ad arrivare all’altro capo del mondo, in Giappone dove, nel 1990, nascono i manga, divenuti famosi in Europa e, ancora oggi molto apprezzati, anche da più generazioni, grazie ai corrispettivi cartoni animati o anime, per esempio Naruto e Drangonball. Essi si differenziano moltissimo dai classici fumetti a cui siamo abituati, infatti spesso vengono criticati per i loro tratti quasi infantili, come gli occhi grandi o i capelli dalle forme inconsuete, che li fanno risultare come un genere di fumetto destinato unicamente ad un pubblico di bambini e ragazzi. Anche se devo essere sincera, fino a poco tempo fa, non mi piacevano i manga perché superficialmente, li consideravo solo per bambini… da quest’anno invece, grazie ad alcune mie amiche mi sono appassionata a questo mondo e ora non posso più farne a meno… perché ho scoperto che anch’essi trattano tematiche sociali realistiche. Le due caratteristiche che distinguono i manga dai fumetti sono la lettura da destra a sinistra e la colorazione unicamente in bianco e nero. ln base al target troviamo manga per bambini (Kodomo) come Doraemon o Hamtaro, per gli adolescenti (shojo per le ragazze e shonen per i ragazzi), come Lady Oscar e Candy Candy, o con relazioni tra omosessuali (yaoi e yuri) come Death Note, di genere poliziesco e psicologico.

I fumetti sono da considerarsi forme d’arte? “Certo che domande sono!” Diranno certi di voi, ma non tutti la pensano allo stesso modo. A mio parere il fumetto è una vera e propria forma d’arte come la poesia, la scultura e il teatro, infatti è considerata la Nona Arte dai critici d’arte. E voi cosa ne pensate?

Grazie della lettura, Giada Pagnin

Shhhhhh… taci!

Non proseguire, da bravo.

Oltre questa notte troverai soltanto altro buio.

Non temerlo, non temermi.

Arresta i tuoi piedi, fidati ancora

di ciò che non vedi.

Perché arriverà il giorno, soffuso dapprima,

e rimpiangerai questo buio.

Che tutto ti cela, ma tutto ti lascia

immaginare.

Sfiora questi rami… non lo senti?

Il bosco di notte fa paura

solo se sei  tu a temerlo.

Non ci sono animali qui,

e non dovresti esserne così sollevato.

Shhhhhh… magari dormono:

riposa pure tu fra i folti cespugli.

Che c’è? Non ti piaccio forse?

Sono bella, sai,

sono grande, sono arte.

Forse nascondo te soltanto,

fra questo verde che non riesci a vedere.

Mi prenderò cura di te. Ora, però, dormi.

Sono io, non sono nessuno,

tutto e tutti, eppure  me stessa.

E sì, sono anche notte,

ma fidati di me. Non ti deluderò.

Tu aspettami, rispettami.

Perché ora sono buio;

domani sarò soltanto luce.

 

Gloria Zamori

Ciao a tutti cari lettori e lettrici del nostro giornalino, oggi avevamo voglia di farvi riflettere sui diversi tipi di comunicazione che il nostro corpo adotta per  parlarci o per far capire ad altri quello che proviamo.

Inutile dire che la nostra prima via di comunicazione è la parola, ossia quell’insieme di combinazioni di suoni che abbiamo imparato a formulare fin da quando gattonavamo in giro per casa, subito dopo aver adottato per un bel pezzo il pianto, tanto amato dai nostri genitori.

Ci sono persone che, per comunicare, ballano. Con i movimenti del loro corpo possono farci provare una serie infinita di emozioni. C’è chi scrive e con l’abile arte di dar musica e poesia alle parole ci affascina tenendoci incollati al libro per ore. Altri  cantano, recitano,  suonano o dipingono. Tutta l’arte è una forma di comunicazione grazie  alle sue innumerevoli sfaccettature. Tutti noi utilizziamo queste strade per comunicare  qualcosa agli altri. Non solo emozioni positive, ma anche la rabbia, la noia, l’irritazione…

Oggi però volevamo farvi soffermare sul fatto che, a volte, il nostro corpo parla anche se noi non ce ne rendiamo conto.

Basti pensare a quando inconsciamente non riusciamo a tenere ferme le gambe, o ci tormentiamo le mani: questo indica stress, ansia o agitazione.

Altre volte teniamo le gambe accavallate… beh, questo vuol dire che in quel momento preferiamo stare da soli e che non abbiamo voglia di cominciare una chiacchierata con nessuno.

Perfino la direzione dei piedi può svelare una parte di te. Sì, perché quando siamo seduti i nostri piedi sono molto spesso rivolti verso la persona che ci piace… (nonostante noi facciamo finta di non averla nemmeno notata per sbaglio).

Ovviamente giocano un ruolo importantissimo anche i nostri occhi, lo specchio dell’anima. Possono essere bassi e dunque indicare la nostra tristezza o stanchezza, mentre quando si muovono repentinamente a destra e a sinistra dimostrano che siamo ansiosi o che stiamo cercando qualcosa o qualcuno con una certa impazienza. Quando poi sono puntati, dritti, verso gli occhi di chi di sta parlando indica che siamo molto interessati e attenti ad ogni sua parola. Ma queste sono cose abbastanza risapute: se invece si ha l’occasione, è bene soffermarsi proprio sugli occhi di una persona perché da questi si capisce anche com’è di carattere. Se tende a rivolgerli verso destra è una persona curiosa e che ha voglia di vivere il futuro, mentre se sono spesso rivolti verso sinistra, ciò sta ad indicare che è una persona introversa. Sempre dallo sguardo si può capire se la persona che vi sta davanti sta mentendo (anche se non è sempre così preciso): quando stiamo ricordando qualcosa, i nostri occhi si muovono in alto e a sinistra, mentre quando inventiamo qualcosa e quindi stiamo creando una bugia, gli occhi si spostano in alto e a destra. Per i mancini, invece vale l’opposto.

L’attenzione viene indicata dalla posizione in cui teniamo la nostra testa. Quando la incliniamo un po’ di lato dimostra proprio che quell’argomento ci sta interessando in particolar modo (io francamente la testa inclinata ce l’ho solo perché altrimenti non vedo la prof che spiega, essendo in ultimo banco).

Per ultime ma non meno importanti sono anche le numerosissime espressioni che ognuno compie con il proprio viso, basti pensare che ci vogliono 17 muscoli per sorridere e ben 43 per aggrottare le sopracciglia.

Per cui, se una persona dopo aver sorriso ritorna velocemente con il volto per così dire “normale”, beh, allora quello non era di certo un sorriso sentito e sincero…

La maggior parte delle volte diamo per scontato dell’esistenza di tutti questi modi per comunicare, e non ci damo troppo peso, ma da oggi sono sicura che fisserete le persone come non avete mai fatto! Senza però dimenticarvi di dar retta alle vostre sensazioni!

Anna Valandro, Benedetta Bressan

Avete a tutti, accaniti lettori e lettrici di Rompipagina.

Ieri mattina torno a casa da scuola, stanco per la giornataccia e appesantito da ore e ore di sonno in arretrato, accumulato durante le vacanze di Natale; mi siedo a tavola per pranzare, accendo casualmente la mia tv a tubo catodico (molto vintage) e quello che vedono i miei occhi è un primo piano di Chiara Avanzi, intervistata sul TGR. Fu in quel preciso istante che compresi che il prossimo articolo di Rompipagina sarebbe stato un afterparty sulla Notte del liceo classico!

Ebbene sì, la Notte nazionale del liceo classico si è tenuta nel nostro istituto la vigilia delle idi di Gennaio MMDCCLXXI ab urbe condita (a voi il conto!), e si pone come obbiettivo quello di valorizzare non soltanto questo corso scolastico, che negli ultimi anni ahimè conta sempre meno iscritti, ma anche di promuovere la cultura e i valori della classicità.

Sono state molte le persone che hanno assistito all’evento e molti anche i ragazzi della studentesca che hanno dato il loro contributo, proponendo nelle classi varie iniziative.

Tra quelle di maggior successo c’è stata sicuramente la commedia di Plauto, messa in scena da alcuni ragazzi del circolo teatrale. Anche quest’anno abbiamo avuto il piacere di vedere Jacopo Furlan nei panni di una bacchide (sembra che si stia affezionando ai vestiti da donna) e assieme a lui anche Alessandro Bertomoro, che per l’occasione si è rifatto l’acconciatura e si è truccato peggio di Platinette. Inutile dire che neppure Francesco Guzzo abbia potuto resistere al loro seducente fascino.

Ma oltre a questa sceneggiatura, molto interessante è stata la lezione di storia dell’arte tenuta dal mitico Felix Gamba (prof. Felice Gambarin), che ha dato prova delle sue secolari conoscenze in merito all’argomento. Particolarmente preparata sembrava anche Cinzia Tagliaferro, affiancata dalle tre vallette togate Anna Agostini, Giulia Spiandorello e Irene Bertuzzo. Imperdibile era anche lo spettacolo in inglese (della durata media di cinque minuti), nella quale Carlo Milani (noto come Ahmed) e Baldux augustus (alias Giovanni Balduin), hanno sfoggiato un’eleganza da veri gentlemen e soprattutto il loro impeccabile accento B-B-British, come direbbe Tony Effe della dpg. Ma non è tutto: oltre a queste e ad altre rappresentazioni davvero apprezzabili, e un altrettanto gradito buffè luculliano, quella notte erano presenti anche i nostri socii del liceo artistico, che esibivano la loro maestria nella raffigurazione di soggetti classici. Tra questi anche Federica Baù, che molti rimasero ad osservare assorti mentre disegnava, non riuscendo a distinguere quale fosse la vera opera d’arte.

Ci è dispiaciuto che non fossero stati presenti i due consoli Ambro e Costa, travolti da mille impegni fra la scuola, il rugby e le feste. Sembra aver approfittato della loro assenza Riccardo Toniolo (“detto il Toni” cit.), che assieme a Luca Pistore e Alvise Crestale, dopo la loro amara sconfitta politica, ha convocato il triumvirato per organizzare una congiura catilinaria e proclamarsi imperator maximus.

Per i corridoi era inoltre possibile trovare il veterano Matteo Scordari, l’italo-americana Margherita Slanzi e il videomaker Davide Santinello, che al momento sta preparando il video sul ballo di Natale. Non è stato lui però a riprendere la Notte del liceo classico, ma il futuro regista James Dawson (Giacomo Spoladore), che ha confermato che il video verrà rilasciato a breve.

La serata si è conclusa con la lettura di una poesia (presumibilmente) in greco che a stento anche i grecisti sono riusciti a comprendere senza il loro inseparabile GI sotto il naso, ed è stata accompagnata dal prodigioso Stefano Lunardi al piano. Fonti incerte ci comunicano che Jacopo Bagno fosse quasi tentato di soffiargli il posto e di suonarci un pezzo del Pagante.

Per concludere, mentre già ci armiamo per resistere all’incombente ondata di verifiche del pentamestre come i Romani ai Parti, ci auguriamo che nel frattempo Stefano Vigato diventi propretore in Gallia Cisalpina e che Pietro Sanguin abbia un grande successo come orator, vista la sua eloquenza sotto i riflettori.

Valete!

I mecenati Alberto & Federico Edoni

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Ci chiediamo spesso quali siano le nostre paure più grandi e come superarle. Non esiste uomo al mondo che non abbia paura di qualcosa, chi dice di essere temerario è infatti colui che maschera molte più paure degli altri. Come dice il sociologo Galimberti “La paura è un’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale”; essa può essere la causa di una situazione di pericolo, reale o immaginaria, spesso collegata ad un messaggio del sistema nervoso inviato al corpo. E’ molto comune confondere i termini: timore, ansia, orrore, fobia o panico con paura, ma ognuno di essi ha un proprio significato che lo contraddistingue.

Per esempio, il timore è la forma meno intensa della paura e si determina quando una situazione promette piacere ma, al tempo stesso, anche dolore, l’ansia che magari uno studente prova per l’esito di un’interrogazione è riconducibile ad una situazione di incertezza, in attesa dell’esito, positivo o negativo; quando una persona è ossessionata per esempio dalla presenza dei ragni, si tratta di una fobia (in questo caso di aracnofobia), ovvero l’ansia di fronte a un determinato oggetto, animale o evento è molto forte e non può essere controllata dalla ragione. Se ad una persona non piacciono gli spazi ristretti, si tratta di una situazione di panico caratterizzato da tensione emotiva e terrore intollerabile che ostacola il pensiero e l’azione: Il terrore è la forma più forte di paura, dove l’impulso di scappare è talmente elevato da ricercare una soluzione immediata. Per ultimo, ma non per importanza, troviamo l’orrore; esso è un sentimento che mescola paura e ribrezzo insieme, per esempio la paura per il sangue.

Se ultimamente vi è capitato di andare a vedere al cinema “IT”, quanti di voi usciti dalla sala si guardavano continuamente alle spalle, sperando che non ci fosse qualche tombino nelle vicinanze? Questo è un esempio di coulrofobia (paura dei clown). Quando il vostro medico vi costringe ad andare a fare gli esami del sangue, quanti come me si voltano per non vedere l’ago o il sangue? In questa situazione bisogna avere “sangue freddo…no scherzo, io per esempio penso a qualcos’altro per distrarmi, come la colazione che mi attende a casa. Questa devo ammettere che è un po’ insolita come paura, ma adesso che ci rifletto, non vi è mai capitato di frequentare delle persone molto timide, ma proprio molto, che non escono mai di casa per paura di incontrare inevitabilmente altre persone? Se sì, allora si tratta dell’agorafobia, cioè la fobia di trovarsi in luoghi affollati.

A molti di noi sarà capitato il giorno prima di una verifica di pensare: ”Oddio, adesso come farò a studiare, non ci riuscirò mai!” e nello stesso istante comincia ad avvertire tutti i così detti “sintomi dell’ansia”: forte sudorazione, difficoltà di applicazione intellettiva, calo della temperatura corporea (soprattutto sudori freddi, non si sa decidere se squagliarsi come un gelato o andare in ipotermia per evitare la condanna ad una morte certa), fuga e ricerca di aiuto (si pensa subito di contattare il secchione della classe per supplicarlo a spiegarti in un’ora il programma delle ultime settimane di scuola).

Comunque in qualche modo dovremmo superare le nostre paure, ma non dovremmo essere soli. E’ consigliato per esempio di parlarne con qualcuno, soprattutto chi ci è vicino e ci conosce bene, per affrontarla. Di solito quando per esempio si vuole vedere un film horror, di sicuro non si è da soli, ma anzi, forse con un amico le scene più terrificanti, possono diventare le più esilaranti. Se qualcuno di voi ha mai visto Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, si ricorderà che contro i mollicci (esseri che possono assumere le forme delle nostre paure più profonde) il professore di difesa contro le arti oscure Remus Lupin, suggeriva di utilizzare un contro incantesimo: “Riddiculus”. Con esso, infatti, ciò che spaventava si tramutava in un qualcosa di divertente e che quindi distraeva le persone spaventate. Ovviamente questo non può succedere nella vita reale, ma ci sono metodi più semplici per sviare questo problema, come riflettere e pensare, al posto di essere troppo impulsivi. Forse in questo modo, molte problematiche che affliggono la nostra società, non esisterebbero. Infatti, la maggior parte delle nostre paure è causata dall’ignoto, da ciò che non conosciamo e che di conseguenza, facciamo finta di ignorare anche se in futuro si potrà riproporre.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, ma che soprattutto vi sia stato d’aiuto per superare le vostre paure; per concludere vi lascio con questa citazione: “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire, ma non vide nessuno” -Martin Luther King-

Giada Pagnin

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Bentornati fan di Star Wars (e di Rompipagina), è con sommo dispiacere che dobbiamo annunciarvi che questa sarà l’ultima uscita della serie “La scienza oltre Star Wars” (finalmente, dopo quattro articoli non se ne poteva più!). Nell’attesa che l’ultimo episodio esca al Farinelli, vi parleremo delle spade laser, per cui mettetevi comodi e cominciamo!

Come tutti voi saprete, le spade laser, di qualsiasi forma esse siano, da quella tipica a quella a croce di Kylo Ren, sono costituite da un’impugnatura nella quale è inserito un cristallo Kyber, che si trova in natura sul pianeta Illum. Questo cristallo è trasparente, e il colore della spada è determinato in realtà dalla personalità di chi la usa. Vi sono sette diversi colori: verde, per le persone più sagge (come Yoda), blu per i buoni (come Rey), il rosso, tipico invece dei cattivi (come Dart Fener), mentre i meno noti sono il giallo, una via di mezzo tra il verde e il blu, il viola, per coloro che almeno in passato appartenevano al lato oscuro, e infine il bianco e il nero, che sono i colori più rari (secondo questa logica, la tua spada di che colore sarebbe?).

So che sono cool e che tutti voi ne vorreste una, ma purtroppo non sono ancora stati creati aggeggi che funzionino come le spade laser. Sono stati fatti diversi tentativi usando i raggi gamma o il plasma, ma molti sono ancora i problemi da risolvere, uno fra tanti è quello che i fasci di energia, quando si incrociano, non oppongono resistenza, e dunque si attraversano. Immaginatevi quindi quanto noioso sarebbe in questo modo il duello tra Anakin e Obi Wan Kenobi (spero di averlo scritto giusto) o quello tra Darth Vader e Luke Skywalker!

Secondo la scienza, il laser è un emettitore di radiazioni coerenti e viene spesso utilizzato nelle industrie, in medicina, o più comunemente in discoteca o nelle partite di calcio. Esso è un’importante scoperta, frutto della meccanica quantistica, famosa per la sua complessità e per i gatti mezzi vivi e mezzi morti.

Il GPS invece è un’invenzione che ci è stata regalata dalla relatività, e la usiamo per orientarci, per guardare il tetto di casa nostra su Google Maps, oppure semplicemente per giocare a Pokémon Go.

Poiché questi strumenti sono talmente utili e precisi che li usiamo ogni giorno, è facile pensare che relatività e meccanica quantistica interpretino entrambe correttamente l’universo. Ma in realtà le due visioni del mondo predicono cose diverse e addirittura incompatibili ad esempio in corrispondenza delle singolarità spaziotemporali. Per cui l’universo non è fatto né dell’una né dell’altra (“né di patate né di piselli” dice Stephen Hawking). Il nostro tempo quindi secondo molti si potrebbe interpretare come un periodo di crisi della fisica, ma io lo definirei un’opportunità, perché laddove due teorie sono contrastanti, là nascono i più grandi geni: così è stato per Newton, così per Einstein.

Ad oggi esiste già una nuova teoria che cerca di spiegare la realtà, si chiama “gravità quantistica”, ma è molto lacunosa.

Per cui il prossimo che potrebbe cambiare il mondo potresti essere TU. E ricorda sempre che da qualche parte lassù nell’Universo, tra le stelle e le stringhe, tra i quark e i quasar, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto (cit. da Carl Sagan). Al termine di questo articolo volevamo ringraziare i nostri lettori, semmai ce ne siano, per aver seguito la rubrica scientifica sulla serie di Star Wars, spero che vi sia piaciuta e ………… che la Forza sia con voi!

Alberto & Federico Edoni

Generale, mio generale,
fino alla morte, fiato alle trombe,
ancora qui in fila, aghi sul filo,
la paura che avvolge, che con cura svolge
il suo compito amaro, ma pregusta il salato
del sangue versato.
Gambe tremanti, truppe sui monti
arrivano in molti, siamo già morti.
Generale, mio generale,
è troppo tardi, i corpi sparsi, intarsi sui sassi.

-Alessandro Bernard

Bentornati sul portale di informazione più fresco della bassa padovana, RompiPagina, che dopo il passaggio di consegne appena avvenuto, desidera non perdere colpi e rimanere sul pezzo, con la consapevolezza del peso dell’eredità ricevuta.
Anche quest’anno a dicembre inoltrato la frenesia per il ballo di Natale sembra aver raggiunto livelli molto alti: sui social non si parla d’altro, con le locandine dell’evento “più condivise della faccia di Vin Diesel” (cit.) e con i rappresentanti Francesco Ambrosi e Francesco Costantini passati dall’ostentare hybris e tracotanza in atrio all’essere introvabili, sempre indaffarati, come se fossimo tornati al 28 agosto e una delle famose tendate fosse alle porte.

Per chi se lo fosse perso niente panico, il nostro compito è anche questo: Project XMas il nome, Calcatonega il luogo. Una location esclusiva che si erige nella steppa di Prà d’Este (probabilmente uno dei pochi spazi di Prà a non essere parte del feudo delle Kessler estensi Matilde e Agata Soldà).
Per le decorazioni e le buone maniere di sicuro i rappresentanti si appoggeranno alla 4ASA, che negli anni ha sempre garantito un apporto di ignoranza impareggiabile (è consigliato un pellegrinaggio alla loro classe per entrare nello spirito adatto). Mentre per l’organizzazione sembra che abbiano deciso di collaborare unicamente con il comitato del ballo e ciò è testimoniato dalla tristezza negli occhi di Andrea Minchio, deluso dal non poter mettere al servizio dei presidenti le sue doti da segretario comunale.

Nel frattempo si tenta di riallacciare i contatti con Matteo Scordari, ex liceale ora aspirante medico, individuato come figura perfetta per il ruolo di Babbo Natale: l’offerta da 6 milioni di euro e un posto assicurato per la sorella Martina al guardaroba sembrava aver messo d’accordo le parti, ma la situazione è successivamente degenerata, ed ora che il ballo non è più solo un’idea, si attendono sviluppi importanti.
Nell’agitazione generale, voci di corridoio vogliono Riccardo Toniolo aka “colui che è stato rappresentante per un giorno” pronto al golpe per riprendersi la poltrona sfuggitagli di un soffio.

Ah sì, il ballo di Natale.

Sarà un evento ricco di novità, a partire dal nuovo titolo nobiliare di Re e Reginetta d’inverno: così come nel Prom di fine anno, verranno eletti a furor di popolo il ragazzo e la ragazza che più hanno sorpreso sul tappeto rosso, ma dai primi sondaggi pare che i giudici avranno il loro gran da fare perché tra le nuove reclute, la pubertà ben avviata delle già presenti e i grandi classici, si prospetta una sfida mai così agguerrita per la corona.
Per questo motivo tra il gentil sesso è difficile trovare una reale favorita: out Giada Maestri, rappresentante e quindi esclusa dalla competizione, i nomi più attesi, sbilanciandosi, potrebbero essere quelli di Claudia Scucchiaro, Beatrice Cecchini e Paola Fornasiero, ma anche la “Joya” Anna Zangirolami sembra in lizza per il primato. Per la categoria “Re”, sebbene in rialzo le quote del jazz est-europeo di Giacomo Balauca, i più realisti si espongono affermando che questo è di sicuro l’anno di Marco Ferraretto ma, dall’altra parte, i sognatori vedono in Francesco Motta il possibile Leicester della corsa al trono.

Non si tratta però solo di bellezza: verrà premiato anche l’outfit che avrà meglio compreso lo spirito del Natale. A questo proposito, potete affidarvi ai suggerimenti stilistici della sempre coloratissima rappresentante Mariachiara Targa, ma in linea di massima si consigliano i capi a tema natalizio più trash che avete nell’armadio, poiché lo swag giocherà un ruolo importante nella scelta del vincitore.
Vi aspettiamo dunque numerosi e pieni di sugo il 27 dicembre a scaldare un atmosfera che sarà già bollente di suo. Riassumendo: “IL BALLO DI NATALE SEEEEH”!

Detto questo, non mi resta che augurarvi una notte spettacolare, un Buon Natale e Buone Feste.
Dalla redazione è tutto,

Stefano Vigato

 

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Miei cari lettori e lettrici di Rompipagina, ci dobbiamo scusare con voi se questo articolo sarà più breve rispetto al precedente: questa settimana siamo stati molto impegnati, ma sono sicuro che ci perdonerete, perché sapete anche voi com’è il liceo…

Oggi parleremo del famoso Yoda, uno dei personaggi più iconici della saga, che potete ben vedere in un bellissimo selfie qua sopra.

Ma oltre a lui, l’universo fantascientifico di Star Wars (o universo espanso) è fittamente popolato anche di altre creature aliene, tra queste ricordiamo Darth Maul (ep. I), Chewbecca (il grande amico di Ian Solo) e i fantastici Porg.

Passando ora dalla fantascienza alla scienza, ci sono veramente gli alieni fra noi come su Guerre Stellari?

Come abbiamo già detto nel primo articolo di “The science beyond Star Wars”, il tempo che impiegheremmo per raggiungere Plutone, ipotizzando di poter viaggiare alla velocità della luce, sarebbe di ben sei ore, nonostante disti da noi solo 0,0006 anni luce (metro più metro meno). Valutate voi il tempo che passerebbe per arrivare alla stella più vicina oltre al Sole, Proxima Centauri, che si trova a 4.2 anni luce! Addirittura per raggiungere Gargantua (il black hole al centro della Via Lattea) senza entrare in un worm hole come in “Interstellar”, ci vorrebbe più del tempo che abbiamo impiegato ad evolverci sul nostro pianeta. Certo è possibile che una razza aliena supercivilizzata abbia percorso distanze del genere a bordo di piccoli UFO solo per tracciare dei cerchi nel grano o spaventare qualche camionista in Arizona, ma è alquanto improbabile. Quindi in conclusione non c’è motivo di pensare che gli alieni siano tra noi come in “Men in black” o nascosti nella base militare dell’Area 51. Per cui se la notte vedete un piccolo alieno volare in bicicletta di fronte alla luna gridando disperatamente “Telefono casa!”, meglio che andiate a dormire, che forse ne avete bisogno!

Alla prossima uscita!

Alberto & Federico Edoni

 

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Carissimi lettori e lettrici di Rompipagina, quest’oggi parleremo del …(rullo di tamburi)… IMPERO!!! L’Impero Galattico nell’universo fantascientifico di Guerre stellari è un’istituzione politica fondata da Palpatine (il tipo brutto col cappuccio che spara fulmini, apparso per la prima volta nell’episodio V) che tenta di imporre il proprio dominio sui diversi pianeti e diventare in questo modo l’organismo più potente della famosa “galassia lontana lontana”. Per fare ciò l’Impero utilizza fondamentalmente due sistemi: da un lato distrugge quei pianeti ostili o ribelli al suo dominio, dall’altro colonizza i pianeti strategicamente più importanti e ricchi di risorse.

Ecco che dunque ci addentriamo nel tema della colonizzazione, di cui si è cominciato a parlare già dalla metà del secolo scorso.

Il 21 Luglio 1969 milioni di persone si trovavano incollati alla televisione a guardare Neil Armstrong mentre compiva il suo piccolo grande passo sulla Luna. Da quell’esatto istante il pianeta più ambito del Sistema solare diventava Marte, più piccolo della Terra del 53% e con una gravità uguale a 3,7m/s2. La corsa per raggiungere e addirittura colonizzare Marte era stata già annunciata da Wernher von Braun, poco dopo lo sbarco sulla Luna, per il quale aveva dato un fondamentale contributo. Il progetto venne però abbandonato per motivi più nobili (la guerra in Vietnam!), e questa fu una “fortuna”, se di fortuna si può parlare, perché altrimenti l’equipaggio sarebbe stato bellamente arrostito dalle radiazioni solari.

Oggi il “folle” progetto di Braun è stato rispolverato dalla NASA, la nota associazione spaziale statunitense. Ma prima di inviare uomini su Marte e di abitare il nostro vicino di casa, il team di ricerca americano, ha pensato di spedire alcune sonde sul Pianeta Rosso, affinché perlustrassero ben bene il suolo marziano; e recentemente, a seguito delle conferme ricevute dalla sonda Curiosity (tutt’oggi in esplorazione su Marte), la NASA ha twittato “Acqua!” simulando ironicamente l’urlo di Cristoforo Colombo, che avvista terra dopo la sua lunga traversata dell’Atlantico.

Nonostante tutto però il progetto è attualmente ben lontano dall’essere realizzato, poiché nel complesso verrebbe a costare più o meno 30 miliardi di dollari e risulterebbe piuttosto rischioso e prematuro: necessita infatti di sviluppi tecnici che permettano di vivere su un nuovo pianeta, per non fare la fine di Matt Damon in “The martian”, bloccato da solo su Marte. Inoltre la NASA sta ancora cercando candidati per questa spedizione pionieristica. Per cui, se anche tu da grande vuoi fare l’astronauta, è arrivato il tuo momento!

Ma al di là di queste problematiche ancora irrisolte, forse tra qualche generazione vedremo delle navi spaziali spararsi raggi laser in uno scenario che ci ricorderà molto quello dell’intramontabile Star Wars.

Stay tuned!

Alberto & Federico Edoni

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Buongiornissimo nostri carissimi e carissime lettori e lettrici di Rompipagina, se vi hanno spaventato tutti questi “issimi” e il titolo di questo articolo, non preoccupatevi: siamo sicuri che ne uscirete vivi! Prima di cominciare però volevamo dirvi che questa che state per leggere è la prima uscita di una rubrica settimanale di articoli basati sulla serie di Star Wars. Il titolo “la scienza oltre Star Wars” sta ad indicare che questi articoli non tratteranno della saga fantascientifica, ma prenderanno spunto dagli elementi che l’hanno resa famosa per parlare di scienza; quindi no… non contengono spoilers, soprattutto sull’ultimo film, che consigliamo di vedere.

Incominciamo subito con il primo argomento: i viaggi spaziali.

Come si vede nei film di Star Wars, quando si devono affrontare lunghi viaggi, le astronavi raggiungono la velocità della luce, come appare dal fatto che le immagini delle stelle si allungano creando delle scie luminose. Questo ci offre la possibilità di parlare appunto dei viaggi alla velocità della luce dal punto di vista scientifico. La prima cosa che va detta è che noi, per quanto ci possiamo avvicinare alla velocità della luce, secondo l’equazione più famosa di Einstein E=mc2, non potremmo mai raggiungerla, in quanto siamo corpi dotati di massa. Tuttavia è pensabile che si possa raggiungere una velocità prossima a c, anche se sarebbe difficile con astronavi così grandi come lo star destroyer. Ma comunque la velocità della luce (300’000km/s) non è così “veloce” come tutti pensano. Spieghiamoci meglio: anche ipotizzando di viaggiare a questa velocità, impiegheremmo ben sei ore per raggiungere Plutone (fate i conti se non ci credete!). Inoltre quando si viaggia a velocità così elevate, secondo la teoria della relatività del nostro caro amicone Einstein, si dovrebbe considerare anche un problema che Lucas non si è minimamente posto: quello che nel gergo scientifico è detto time shift, ovvero lo slittamento temporale. Prendiamo per esempio due gemelli, uno lo chiamiamo Alberto e l’altro Federico (ogni riferimento è puramente casuale). Se Alberto decidesse di fare l’astronauta e viaggiasse alla velocità della luce, il suo Rolex, inizialmente sincronizzato con quello di Federico, scandirebbe il tempo più lentamente rispetto a quello del fratello, rimasto solo soletto sulla Terra. Quindi, quando per Federico è passato un secondo, per Alberto è trascorso minor tempo. So che può sembrare assurdo, ma quando l’astronauta ritornerà sulla Terra, se ci riuscirà, Alberto e Federico non saranno più gemelli: Alberto sarà più giovane di Federico. Questo thought experiment, chiamato paradosso dei gemelli, dimostra come più un sistema fisico si muova veloce, più lentamente il tempo scorra per lui relativamente ad un sistema esterno.

Comunque, per difendere Star Wars, sono state avanzate alcune teorie simili a quelle di Star Treck, per le quali le astronavi non viaggerebbero alla velocità della luce, ma addirittura uscirebbero dall’Universo fantascientifico per poi ritornarvi, in modo da evitare tutti i problemi relativistici. Tuttavia noi rigettiamo questa ipotesi perché non propriamente realistica dal punto di vista scientifico, ma anche perché più semplicemente non è questo ciò che mostrano i film.

Ci sono modi migliori per viaggiare nello spazio? Negli ultimi anni un fisico messicano di nome Alcubierre ha elaborato un metodo che permetterebbe di viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce senza effettivamente superarla (so che detta così non ha alcun senso, ma prendetevela con lui). L’astronave di Alcubierre funziona un po’ come la DeLorean di “Ritorno al Futuro”, solo che non viene alimentata a bucce di banana, ma a materia esotica, cioè un’ipotetica materia con massa negativa. Anche se dal punto di vista pratico, come potete capire, è abbastanza irrealizzabile, dal punto di vista teorico è un’idea innovativa: infatti la materia esotica curva il tessuto spaziotemporale, cosicché anche procedendo ad una velocità di lumaca, si riuscirebbero a coprire distanze siderali, un po’ come avviene in un wormhole ……… ma fermiamoci qua perché altrimenti ci dovremmo dilungare in discorsi troppo complessi.

Per cui la prossima volta che vedrete Ian Solo viaggiare alla velocità della luce con il suo Millennium Falcon, ricordatevi che nel mondo reale voi non lo potreste mai fare!

Continuate a seguirci!

Alberto & Federico Edoni

P.S. Cogliamo l’occasione per ringraziare i precedenti direttori, Chiara Businaro e Matteo Scordari, per averci ceduto l’incarico che porteremo avanti con onore. E’ a loro che dedichiamo questa serie 😉